“Vivere il più puro e perfetto amore”

7 agosto 2017

Il 22 luglio conferenza di madre Patrizia Graziosi sulla “Lettera Eucaristica”

Sabato 22 luglio, madre Patrizia Graziosi, autrice di alcuni intensi libri di spiritualità, già superiora generale dell’Istituto Suore di San Giuseppe (nato dall’unione delle tre congregazioni di Suore giuseppine di Torino, Novara e Susa), ha donato un prezioso approfondimento sul carisma alle suore capitolari e a un gruppo di Laici del Piccolo Disegno e di ex allieve presenti all’incontro sul tema: “Gioiosi messaggeri di proposte alte ”. Il suo intervento è stato un ricco commento della “Lettera Eucaristica”, l’importante testo che racchiude le prime intuizioni  del fondatore delle Suore di San Giuseppe, padre  Jean-Pierre Médaille (1610-1669). Madre Patrizia ha illustrato con  grande competenza e con stile accattivante i contenuti di questo libro del Seicento che è capace di illuminare anche l’oggi, perché è un appassionato invito alla carità.

“Fare memoria- ha detto madre Patrizia- è un’azione che viene dal cuore, è portatrice di vita, è dare al passato una prospettiva di futuro, è avere cura di un disegno nato in un contesto e una data precisi, ma capace di accendere il nostro presente e di coinvolgerci in prima persona”. E ha citato questo significativo racconto della tradizione ebraica: “Si narra che un giorno un giovane ebreo facesse visita per la prima volta a un rabbino e alla domanda su cosa avesse fatto nella sua vita, rispondesse di aver per ben quattro volte ripassato le centinaia di volumi che compongono il Talmud. Il rabbino gli chiese allora: << E quante volte il Talmud è passato attraverso di te?>> “.

Dopo questo invito a scendere in profondità, madre Patrizia ha spiegato la frase conclusiva della “Lettera Eucaristica” : “Dio si degni operare le sue meraviglie nella misura che a Lui piacerà. Amen. Dio sia benedetto”. Sono poche, intense parole, che offrono le chiavi di lettura per l’intero testo.

“Dio continua a operare le sue meraviglie nel tessuto della vita,-ha sottolineato la relatrice- ma solo la capacità di stupirsi, lo sguardo puro sa cogliere nel grigiore dell’esistenza l’azione di Dio. Senza stupore il cuore non arde e subentra la distrazione”.

Poi madre Patrizia si è soffermata sugli insegnamenti che ci giungono dalla “Lettera Eucaristica”: “Anzitutto – ha detto- ci richiama alla logica della potatura. L’invito che oggi soprattutto padre Médaille rivolge alle nostre congregazioni (per lui formate da suore e da laici) è di lasciar cadere gli orpelli, le sovrastrutture che ci troviamo addosso, legate alle mentalità e alle abitudini acquisite, per andare al cuore della nostra identità carismatica e cercare di esprimerla in forme più adeguate. Altro criterio importante che padre Médaille sottolinea è la logica evangelica del granello di senape. E’ il capovolgimento della logica umana, ma è lo stile di Dio che ha scelto il debole per confondere il forte, ha scelto l’ultimo per farlo diventare primo; ha scelto Pietro, che l’ha rinnegato, e non Giovanni, il mistico; ha scelto il legno della croce e non il trionfo del mondo”.

Madre Patrizia ha quindi trattato la centralità della carità nell’intuizione carismatica di padre Médaille, cogliendo la sintonia profonda fra gli scritti del fondatore e le lettere di san Paolo, in particolare Efesini 3, 16 ed Efesini 3,18. “Il dono dello Spirito Santo -ha detto-  è garantito; la responsabilità di ciascuno è di custodirlo sempre, in una fedeltà continuamente rinnovata tra le mille contraddizioni che incontriamo. Questa è la consegna che padre Médaille ci affida: vivete dell’Amore trinitario ossia lasciate che lo Spirito Santo viva in voi e si espanda al di fuori investendo il caro prossimo. Solo a condizione che ci sia la pienezza dello Spirito Santo nel cuore, si potrà dire che la Congregazione <<professa di essere una Congregazione del più puro e perfetto amore>>: è l’azione dello Spirito Santo, non i nostri sforzi , che pure ci devono essere, a renderci segno dell’Amore di Dio”.

La vocazione di ogni cristiano, allora, è di essere un umile strumento dell’amore di Dio. Questo punto è stato ampiamente sottolineato da madre Patrizia che ha spiegato: “Padre Médaille è chiaro, quando ci ricorda che dobbiamo essere solo strumenti, per di più deboli, perché la forza di Dio agisce nella debolezza. Questo ci mette in guardia dalla tendenza a voler essere protagonisti, a voler essere <<grandi>> o a illuderci di esserlo: ci rimanda al posto che dobbiamo occupare nel disegno di Dio”.

La conferenza si è conclusa con un ardente invito all’impegno: “Abbiamo iniziato la riflessione con il punto esclamativo dello stupore, della meraviglia. Concludiamo con il punto interrogativo della ricerca e del cammino”.

Nel dibattito, i numerosi interventi hanno mostrato quanto in profondità le persone presenti all’incontro si sono sentite scavare dal fervore delle parole e della testimonianza di madre Patrizia.

 

Donatella Coalova

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